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Rapporto Censis - Comunicato Stampa - Sempre più vite salvate dalle donazioni, anche nel Lazio
Roma 31 marzo 2008
Sono oltre tremila i trapianti effettuati nel 2007 in Italia, che hanno portato a salvare altrettante vite umane, grazie a un complesso procedimento che coinvolge lefficienza dellorganizzazione ospedaliera, la specifica attenzione alla filiera prelievo-trapianto e il diffondersi di una cultura sociale della donazione. Il Lazio vede migliorare le sue performance anche grazie al potenziamento delle strutture che negli ospedali si occupano di tale funzione. Lo studio svolto dalla Fondazione Censis su incarico dellAgenzia Regionale del Lazio per i trapianti e le patologie connesse ed in collaborazione con il Centro Regionale Trapianti ha confrontato, per mezzo di una serie di indicatori, le performance delle singole strutture ospedaliere incluse nella rete di monitoraggio della terapia intensiva. A partire dalla metà del 2006, anche grazie allistituzione degli Uffici di coordinamento, che hanno di fatto potenziato le attività di procurement fino ad allora delegate, nella maggior parte dei casi nella loro interezza, al solo Coordinatore locale, gli ospedali del Lazio hanno fatto registrare un aumento significativo delle donazioni, riducendo le distanze dalle regioni più virtuose del Paese. Le segnalazioni di potenziali donatori in Italia sono infatti aumentate del 10,4% tra il 2003 ed il 2006, donatori effettivi e utilizzati rispettivamente del 16,2% e del 20,2% nel periodo considerato. Nel Lazio, nel 2006 i donatori effettivi sono cresciuti del 42,9% rispetto allanno precedente. Rispetto alla popolazione lItalia si colloca al terzo posto con 21,6 donatori per milione di residenti, dopo la Spagna (nel 2006 33,8 donatori per milione di abitanti) e la Francia (23,2). Il Lazio, con 18,2 donatori per milione di residenti, si colloca in posizione intermedia rispetto alla graduatoria delle regioni italiane, che vede,nel 2006, ai vertici la Toscana (42,3 PMP), il Veneto (30,0) e lEmilia Romagna (29,6). Poco marcate le differenze di performance tra i grandi ospedali con almeno 600 posti letto del Lazio e quelli delle regioni che attualmente rappresentano le best-practice: lindicatore che descrive la quota di accertamenti di morte encefalica, e dunque di segnalazioni di potenziali donatori, sul totale dei decessi avvenuti in terapia intensiva nel 2006 mostra infatti come il Lazio, con la media del 16,7%, rimanga poco al di sotto di Toscana (17,8%) ed Emilia Romagna (19,0%). Le differenze più significative, e dunque i margini maggiori per il miglioramento della situazione delle donazioni nella regione, si ritrovano nelle segnalazione di potenziali donatori effettuate dalle strutture ospedaliere di dimensioni intermedie, inferiori ai 600 posti letto, ma dotate di neurochirurgia (rispetto al 15,3% di accertamenti sui decessi in terapia intensiva nel 2006 della Toscana ed al 32,7% dellEmilia Romagna, la media ottenuta dalle strutture Laziali, pari a 9,4%, risulta significativamente più bassa). Inoltre, pur in assenza di dati puntuali, la ricognizione effettuata presso i 22 Coordinatori locali del Lazio ha evidenziato un significativo miglioramento della donazione delle cornee alla quale contribuiscono in modo per certi versi disomogeneo grandi ospedali e strutture di medie o addirittura piccole dimensioni, a dimostrazione dello sviluppo di una cultura della donazione anche nei presidi più piccoli e nelle diverse zone del territorio regionale. I dati al 31 ottobre del 2007 parlano del reperimento di 492 donatori di cornee a cui hanno dato un significativo contributo anche ospedali non romani come quelli di Latina, Rieti e Frascati.
Allegati Rapporto Censis
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